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Gypaetus barbatus
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Lmwca'mwcqavvoltoio barbuto (mwcgmwcwGypaetus barbatus mwdaLinnaeus, 1758) è un mwdquccello mwdgrapace della mwdwfamiglia mweaAccipitridae, unica mweqspecie del mweggenere mwewmwfaGypaetus mwfqStorr, 1784.cite-ref-ioc-2-0[2] Comunemente noto come mwgggipeto o mwgwavvoltoio degli agnelli, è l'mwhaavvoltoio di maggiori dimensioni tra quelli nidificanti in mwhqEuropa.
Tipicamente stanziale, nidifica sui dirupi in alta mwhwmontagna nell'mwiaEuropa meridionale, in mwiqAfrica, in mwigIndia e in mwiwTibet, deponendo una o due mwjauova. È stato reintrodotto con successo sulle mwjqAlpicite-ref-3[3], ma continua a essere uno dei più rari mwkgavvoltoi d'mwkwEuropa.cite-ref-4[4]
Come altri avvoltoi è un mwmqnecrofago, cioè si nutre principalmente di carcasse di animali morti, e ha una dieta estremamente specializzata, nutrendosi in particolare delle mwmgossa e del mwmwmidollo osseo. Un comportamento tipico è quello di lasciar cadere le ossa di carcasse da grandi altezze, per frantumarle e quindi nutrirsene.
Contents
• Biologia
• Volo
• Note
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Descrizione
La struttura morfo-funzionale lo rende una specie molto caratteristica: pur essendo inserito nel gruppo degli avvoltoi, mostra caratteri tipici dei rapaci predatori che lo discostano dagli altri rappresentanti del gruppo a cui appartiene, avvicinandolo soltanto al Capovaccaio (mwnwmwoaNeophron percnopterus). Differisce, ad esempio, dagli altri avvoltoi per i suoi mwoqartigli, ancora adatti al trasporto della preda (come i rapaci) e non specializzati per la mwognecrofagia, come ad esempio quelli del Grifone (mwowmwpaGyps fulvus).
Lo studio delle specie estinte e di quella attuale rivela comunque una progressiva mwpgevoluzione verso la necrofagia con perdita delle capacità mwpwpredatorie e modificazione della struttura del mwqabecco (non più adatto a strappare la mwqqcarne) e delle zampe (non più utilizzabili a scopo offensivo).
Come il nome stesso suggerisce (dal greco mwqwgyps = avvoltoio e mwraaetos = mwrqaquila), il gipeto è collocabile, da un punto di vista morfologico, in una posizione intermedia fra l'aquila e l'avvoltoio. La specie ha, infatti, il corpo più snello e le mwrgali più strette rispetto agli avvoltoi, con mwrwpiume timoniere e remiganti più lunghe. Osservandolo in volo presenta una silhouette più simile a quella di un grosso falcone che a quella di un avvoltoio.
Dimensioni
Tali dimensioni possono essere tranquillamente estese a entrambi i sessi, in quanto la femmina è in genere appena più grande del maschio, ma la differenza non risulta apprezzabile in natura così come, del resto, non vi è diversità negli abiti stagionali e sessuali. Per tale motivo il sesso viene determinato tramite l'analisi del mwtwDNA.
Piumaggio
Le mwwqpenne timoniere e le mwwgpenne copritrici delle ali e del mwwwdorso, pur essendo di colore mwxagrigio scuro, sono dotate di un mwxqrachide biancastro che produce delle sfumature chiare.
Sulle cause di tale colorazione sono state formulate diverse ipotesi, la più accreditata delle quali la attribuisce al contatto degli uccelli con mwbaminerali contenenti sali di mwbqferro. È stato osservato che il gipeto adulto è attratto dagli accumuli di mwbgterra o mwbwsabbia umida rossastra, nei quali compie tipici "bagni" cospargendo le parti ventrali del proprio piumaggio con tali sostanze: la mwcapigmentazione verrebbe ottenuta grazie a questo comportamento, il cui significato è ancora ignoto.
I giovani hanno un piumaggio completamente scuro, tranne le penne del dorso che possono presentare apici biancastri di varia estensione. Essi assumono l'abito adulto verso i 6–7 anni di età, quando raggiungono anche la maturità sessuale, dopo aver attraversato una serie di più fasi con colorazioni intermedie.
Biologia
Riproduzione
Il gipeto è piuttosto longevo (20–25 anni in natura, fino a 48 in cattività) ed è caratterizzato da un ciclo riproduttivo lungo. La mwdqriproduzione occupa, infatti, la maggior parte dell'anno, dall'mwdgautunno, con la preparazione del mwdwnido, fino all'abbandono del mweaterritorio da parte dei giovani quando gli adulti iniziano le parate nuziali per un nuovo ciclo.
Ogni coppia è mwewmonogama e occupa un territorio che può raggiungere anche i 300 mwfakm2 di estensione. Al suo interno possono essere presenti uno o più nidi, utilizzati alternativamente; la rotazione avviene probabilmente per evitare che un eventuale danno al nido (occupazione, crollo) comporti una mancata riproduzione della coppia.
In autunno, dopo le parate nuziali, la coppia inizia a frequentare il nido, solitamente costruito con rami secchi e mwfwlana, in ampie cavità o su cenge lungo pareti rocciose. La deposizione avviene fra gennaio e febbraio, e ogni coppia depone solitamente due mwgauova (tondeggianti, di color crema, con macchie e punteggiature) a 4–7 giorni di distanza l'una dall'altra.
La cova, che dura 55–60 giorni, inizia subito dopo la deposizione del primo uovo ed è effettuata per la maggior parte del tempo dalla femmina, anche se spesso il maschio le dà il cambio restando sul nido per 2–3 ore al giorno.
Nei piccoli, subito dopo la schiusa, si manifesta un comportamento particolare: il cosiddetto "mwlamwlqcainismo". Si tratta, in pratica, di un fenomeno di dominanza del primo nato sul fratello più giovane; sovente il secondo nato non riesce a ottenere cibo e muore per stenti entro 24mwlg – 26 ore dalla schiusa. In osservazioni effettuate in mwlwSudafrica, è stato notato che il primo nato, anche se apparentemente sazio, continua a prendere il cibo portato dai genitori, impedendo così al fratello di alimentarsi; solo in pochi casi è stato, però, osservato un vero e proprio comportamento aggressivo come quello che si riscontra nelle aquile.
Non sembra che questo comportamento sia determinato dalla scarsità di cibo (anzi, più i piccoli sono sazi più sono aggressivi), ma è innato e si manifesta in tutte le nidiate. Si pensa che il secondo nato abbia semplicemente la funzione di riserva trofica nel caso in cui il fratello non abbia un normale sviluppo. Il fenomeno del cainismo è comune tra i rapaci ma si riscontra con questa modalità solamente in poche altre specie, come ad esempio l'mwmqAquila reale (mwmgmwmwAquila chrysaetos) e l'mwnaAquila anatraia minore (mwnqmwngAquila pomarina).
Dopo la schiusa i genitori rimangono al nido, alternandosi nella ricerca del cibo che viene portato ai piccoli con gli artigli. All'inizio i pulcini si cibano esclusivamente di mwpqcarne e solo dopo 7-8 giorni ingeriscono le prime piccole mwpgossa. La permanenza degli adulti al nido diminuisce col passare del tempo.
Dopo l'mwqainvolo i giovani rimangono per circa due settimane in una zona circostante il nido. Dopo un mese sono già in grado di compiere lunghi spostamenti e accompagnano in mwqqvolo i genitori. Sul periodo di tempo necessario ai giovani per raggiungere la completa indipendenza vi sono opinioni diverse: Cramp e Simmons (1980) parlano di alcuni mesi mentre Brown (1990) definisce questo periodo in 5 mesi (in Sudafrica). È stato comunque dimostrato che tale periodo non è determinante ai fini della sopravvivenza dei giovani; infatti, anche in assenza dei genitori, essi si dimostrano in grado di procurarsi il cibo autonomamente.
Alimentazione
Il gipeto si ciba quasi esclusivamente di carcasse animali, di cui utilizza in particolare le ossa (circa il 90% della mwradieta).
L'ampia apertura della bocca, la parete dell'mwrgesofago indurita da mwrwcheratina e l'assenza di mwsagozzo, permettono all'animale di inghiottire ossa anche di 20–30mwsq cm di lunghezza. Il gipeto è inoltre dotato di mwsgsucchi gastrici altamente mwswacidi, in grado di sciogliere i mwtasali minerali contenuti nelle ossa.
Molte altre specie di rapaci, che non presentano questa caratteristica, sono costretti a rigettare le ossa delle loro prede producendo le cosiddette mwtgborre.
Le ossa più grosse vengono spezzate dagli adulti lasciandole cadere in volo su particolari placche rocciose e poi recuperate con estrema agilità e facilità. La scelta delle rocce usate può essere occasionale, ma Heredia (1991) riferisce che sui mwuaPirenei ogni coppia dispone di alcuni "rompitoi" fissi con superficie liscia, a forte pendenza, esposti a correnti ascensionali che ne facilitano il sorvolo. Questo è un comportamento innato che i giovani attuano fin dai primi voli, inizialmente senza conoscerne il significato, poi in modo sempre più preciso, anche senza la presenza dei genitori.
Questo tipo di alimentazione richiede, naturalmente, un'elevata disponibilità di carcasse. Nelle zone in cui si attua l'allevamento allo stato brado tutto l'anno (mwugCorsica, bassi Pirenei) il gipeto basa la propria alimentazione sulle carcasse di mwuwbestiame domestico; invece nelle zone montane, dove le condizioni climatiche non consentono l'allevamento di bestiame all'aperto durante tutto l'anno, la fonte principale di cibo è costituita dalle carcasse di ungulati selvatici.
Il consumo giornaliero di cibo di una coppia si aggira intorno agli 800-1.000 mwvqg, quantità che aumenta fino a 1,5mwvg kg durante il periodo di allevamento del giovane; quindi il fabbisogno annuo si aggira intorno ai 420mwvw kg, pari a circa 52 carcasse all'anno per coppia. Queste abitudini alimentari spiegano la necessità di occupare territori con estensioni che raggiungono, come detto in precedenza, anche i 300mwwa kmmwwq2.
Conseguenza importante dell'essersi specializzato a nutrirsi in prevalenza di ossa è che il gipeto ha ridotto la mwwwcompetizione con gli altri necrofagi. Poiché un comportamento aggressivo verso gli altri animali non porterebbe alcun vantaggio, il gipeto presenta un atteggiamento rinunciatario anche nei confronti di commensali di dimensioni minori rispetto alle sue (gracchi e corvi): quando arriva su una carcassa tende a essere molto cauto e all'arrivo di un altro animale (anche conspecifico) si allontana.
Oltre alle ossa, questo avvoltoio non disdegna il nutrirsi di mwxqtartarughe, delle quali rompe il guscio con la medesima tecnica utilizzata per spezzare le ossa. Secondo un aneddoto, fu proprio una tartaruga lasciata cadere dall'alto da un avvoltoio a uccidere il poeta mwxgEschilo.cite-ref-5[5]
Volo
L'attività del gipeto, a differenza di altri avvoltoi o di altri rapaci, è evidente fin dalle prime ore del giorno; come altri veleggiatori (mw1qpellicani e mw1gcicogne) non utilizza solo le grandi masse di aria calda in ascesa (le "termiche"), ma anche le correnti dette "di pendio", provocate dalla mw1wdeflessione del mw2avento da parte di ostacoli, e le correnti "d'onda" che gli ostacoli provocano sottovento. È un ottimo volatore sia in spazi aperti ad elevate quote che a pochi metri dal suolo quando compie voli di perlustrazione alla ricerca di carcasse.
Un gipeto adulto spende tre quarti o più del tempo diurno in volo alla ricerca di cibo.
L'agilità e la capacità di compiere acrobazie in spazi ristretti è dovuta alla forma delle ali strette e lunghe e alla coda a forma di cuneo che consente una notevole manovrabilità.
La diversità del gipeto rispetto agli avvoltoi si manifesta anche in alcuni dettagli del volo: esso, ad esempio, non necessita della lunga rincorsa per il decollo tipica degli avvoltoi, ed in picchiata è abile come l'mw3aAquila reale (mw3qmw3gAquila chrysaetos).
Non si conosce poi lo scopo di un volo battuto senza spostamenti (detto "Spirito Santo") che il gipeto a volte attua e che è tipicamente usato da rapaci più piccoli come il mw4agheppio (mw4qmw4gFalco tinnunculus) o il mw4wbiancone (mw5amw5qCircaetus gallicus) nelle attività di caccia.
Infine un'azione non rara e facilmente osservabile nel volo del gipeto consiste in certi colpi d'ala battuti verso il basso con le sole punte: sono usati in modo singolo o intermittenti durante il volo planato.
Distribuzione e habitat
La distribuzione geografica del gipeto è strettamente legata alle aree montane e in particolare alle mw7qmontagne meridionali della Regione Paleartica (Europa, Nord Africa e Asia fino al mw7gTibet e all'mw7wHimalaya) e alle montagne orientali e meridionali della Regione Afrotropicale (tutta l'Africa a sud del mw8aSahara).
Nella zona euroasiatica l'areale segue l'andamento delle catene montuose alpino-himalayane e si estende dai mw8gPirenei, passando dalle montagne della mw8wCorsica,cite-ref-6[6] attraverso mw-aAlpi, mw-qCarpazi e mw-gCaucaso, fino al mw-wKarakorum; il limite settentrionale è rappresentato dalle mw-aAlpi svizzere e mw-qaustriache e dai mw-gmonti Altai in mw-wMongolia. Negli ultimi anni alcune coppie di gipeti sono state introdotte nell'area protetta del parco dello Stelvio, ove si sono adattate perfettamente.
Nonostante l'abbondanza di ungulati selvatici delle mwaqksavane africane, il gipeto non si è mai insediato in queste regioni pianeggianti in quanto predilige zone montane con poca copertura boschiva in cui siano presenti pareti di roccia adatte alla nidificazione. Secondo una stima approssimativa si pensa che nel mondo siano presenti 50.000 individui. Le poche aree di nidificazione ancora presenti nel vecchio continente sono comprese tra i mwaqo1 000 e i mwaqs2000 m di quota; in Asia, invece, la specie può nidificare ad oltre mwaqw4000 m.
Conservazione
Estinto sulle mwarmAlpi dall'inizio del mwarqXX secolocite-ref-7[7] a causa della false leggende che seguivano la sua figura, è ora presente con una popolazione autosufficiente e stabile, grazie ad un progetto europeo di reintroduzione che ha interessato molti Stati europei. Circa 150 individui sono stati liberati sulle Alpi negli ultimi venti anni secondo un programma di reinserimento che ha interessato Italia, Francia, Svizzera e Austria, e ora è presente una piccola popolazione stabile sull'arco alpino, con numerosi siti di nidificazione, anche in territorio italiano. Nel 2017 sono state stimate 46 coppie nidificanti in tutto l'arco alpino, per un totale di 208-251 individui.cite-ref-8[8]
Al ritorno dell'avvoltoio barbuto il quotidiano francese mwar4Var-Matin dell'estate del 2023 dedica un'intera pagina ricordando che il Gypaetus barbatus, dopo trenta anni di difficoltà e di successi, riportati ampiamente nell'articolo, è di nuovo e pienamente installato nel mwar8Mercantour. Fu nel 1986 che iniziò il Programma internazionale per la reintroduzione del gipeto, allevato fino a quel momento in cattività, nel suo ambiente naturale.cite-ref-9[9]
Situazione in Italia
Alcuni esemplari sono stati reintrodotti nel mwasoParco Nazionale del Mercantour (Francia) dal 1993 e mwassParco Naturale delle Alpi Marittime (Italia) dal 1994 e nel 2000 nel mwaswParco Nazionale dello Stelvio. Dai primi anni del duemila una coppia di gipeti, probabilmente proveniente dalla Francia, si è stabilita nell'area di Courmayeur ai piedi del Monte Bianco.
Il 10 maggio 2011 è nato in Valsavarenche, nel mwas4Parco nazionale del Gran Paradiso in Valle d'Aosta, il gipeto 'Siel', primo esemplare venuto alla luce in natura sulle Alpi Occidentali italiane dal 1913, data dell'ultimo abbattimento. cite-ref-10[10] Dal 2017 il nido della Valsavarenche è ripreso da una webcam, installata dai guardaparco nell'ambito del progetto "GipetOnAir". Grazie a questo strumento è possibile seguire l'intero processo di riproduzione, dalla costruzione del nido, alla deposizione dell'uovo, alla schiusa e alla crescita del piccolo gipeto.cite-ref-11[11] Nel 2018 sono stati censiti 3 coppie e 3 piccoli di gipeto.cite-ref-12[12]
Il 3 gennaio 2016 è stata avvistata una coppia a mwatwMacugnaga, ai piedi del Monte Rosa, a circa 2500 metri di altitudine nei pressi del Faderhorn.cite-ref-13[13] Nel corso dell'estate 2015-2016 si sono ripetuti gli avvistamenti di due esemplari nella zona di Esino Lario (quest'ultimo dato sarebbe da verificare in quanto non è indicata la fonte nelle note in fondo; inoltre negli annuari del CROS di Varenna, che raccolgono tutte le segnalazioni ornitologiche della provincia di Lecco, la specie non risulta essere segnalatacite-ref-14[14]).
Tassonomia
mwaugGypaetus barbatus fa parte dell'mwaukordine mwauoAccipitriformes, che include tutti i mwausrapaci diurni, mwauwfamiglia mwau0Accipitridae e mwau4sottofamiglia mwau8Aegypiinae, i cosiddetti avvoltoi del Vecchio Mondo.
Ha 3 sottospecie, che si caratterizzano per lievi differenze di taglia e di colorazione:cite-ref-ioc-2-1[2]
• mwavcGypaetus barbatus aureus, diffuso in mwavgHimalaya.
• mwav8Gypaetus barbatus meridionalis, diffuso in mwawaAfrica orientale e meridionale.
Le sottospecie mwawiGypaetus barbatus haemachalanus e mwawmGypaetus barbatus altaicus non sono più riconosciute valide.
Falconeria
Può essere allevato ed addestrato dall'uomo, resta comunque un animale difficile da reperire ed usato solo in esposizioni di una certa importanza. Inoltre anche in paesi dove il possesso del gipeto non sia proibito da esplicite leggi resta piuttosto discutibile (come in altri casi) impiegare in falconeria una specie così rara e minacciata.
Curiosità
Note
cite-note-iucn-11. mwaxe(mwaximwaxmEN) BirdLife International 2013, mwaxqmwaxuGypaetus barbatus, su mwaxymwaxcIUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, mwaxgIUCN, 2020.
cite-note-ioc-22. ↑ mwax4(mwax8mwayaEN) F. Gill e D. Donsker (a cura di), mwayemwayiFamily Accipitridae, in mwaymIOC World Bird Names (ver 14.2), International Ornithologists’ Union, 2024. mwayqURL consultato il 12 luglio 2014.
cite-note-33. ↑ mwaygmwaykaltoadige.it, mwayohttps://www.altoadige.it/cronaca/il-gipeto-del-parco-dello-stelvio-si-chiama-tilly-scelto-il-nome-per-il-cucciolo-nato-a-marzo-1.4131070mways Titolo mancante per url mwaywurl (aiuto).
cite-note-44. ↑ mwazi(mwazmmwazqEN) Colin Nickerson, mwazumwazyMighty vulture back from near extinction, in mwazcboston.com, 31 ottobre 2006. mwazgURL consultato il 21 gennaio 2009.
cite-note-55. ↑ Cfr. F. Mezzatesta, L. Dotti, mwazwUccelli d'Europa, Nord Africa, Medio oriente e Accidentali, Edagricole, Bologna 1999, pag. 60.
cite-note-66. ↑ mwaaa(mwaaemwaaiFR) mwaammwaaqIl gipeto in Corsica, su mwaaugypaete-corse.com.
cite-note-77. ↑ L'ultimo esemplare sulle Alpi è stato ucciso il 29 ottobre 1913, in mwaakVal di Rhêmes: le sue spoglie tassidermizzate sono conservate presso il mwaaoMuseo di scienze naturali del mwaasCastello di Saint-Pierre.
cite-note-88. ↑ mwaa8mwabamwabeInternational Bearded Vulture Monitoring, su mwabigyp-monitoring.com. mwabmURL consultato il 13 luglio 2019.
cite-note-99. ↑ mwabc(mwabgmwabkFR) Antoine Louchez, mwaboRetour du gypaète: 30 ans de galères et de succès, in mwabsVar-Matin, samedi 1er juillet 2023, p.mwabw 15.
cite-note-1010. ↑ mwacimwacmhttp://ansa.it/web/notizie/regioni/valledaosta/2011/05/10/visualizza_new.html_871787219.html
cite-note-1111. ↑ mwac4mwac8mwadaGipetOnAir, su mwadeParco Nazionale Gran Paradiso. mwadiURL consultato il 29 ottobre 2019.
cite-note-1212. ↑ mwadymwadcmwadgIl gipeto, su mwadkParco Nazionale Gran Paradiso. mwadoURL consultato il 13 agosto 2018.
cite-note-1313. ↑ mwad4mwad8mwaeaIl gipeto è tornato sul Monte Rosa. Una coppia avvistata il 3 gennaio, su mwaeeVCO Azzurra TV - tuttonotizie.info. mwaeiURL consultato il 12 gennaio 2016 mwaem(archiviato dall'mwaequrl originale il 15 agosto 2016).
cite-note-1414. ↑ mwaegmwaekmwaeoC.R.O.S. Varenna, su mwaescrosvarenna.it. mwaewURL consultato il 4 maggio 2017.
Bibliografia
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• Brown C. J., mwafqBreeding biology of the southern Africa, Part I,II,III, Ostrich 61: pp.mwafu 24–49, 1990
• Cramp S. & Simmons K.E.L., mwafcHandbook of the hirds of Europe, the Middle East and North Africa, Oxford University Press. Oxford, 1980
• Framarin F. & Genero F., mwafkIl Gipeto e le Alpi. Storia di un ritorno, Musumeci editore, Quart (AO), 1995
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• Heredia R. & Heredia B., mwaf4El Quebrantahuesos (Gypaetus barbatus) en los Pireneos, ICONA. Colecion Tecnica. Madrid, 1991
• Hiraldo F. Delibes M. & Calderon J., mwagaEl Quebrantahuesos, ICONA, Monografias 22. Madrid 1979
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• Terrasse J.F., mwaggRecensement. succès de reproduction et Alimentation du Gypaete, Gypaetus barbatus, dans les Pyrenees francaises, Rapaces Mediterraneens I: pp.mwagk 76–78. Parc. Nat. Reg. de Corse, 1981
Voci correlate
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Collegamenti esterni
• citerefbritannica-com(EN) lammergeier, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefcatalogue-of-life(EN) Gypaetus barbatus, su Catalogue of Life.
• citereffauna-europaeaGypaetus barbatus, su Fauna Europaea.
• citereffossilworks-org(EN) Gypaetus barbatus, su Fossilworks.org.
• citerefgbif(EN) Gypaetus barbatus, su gbif.org, Global Biodiversity Information Facility.
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• mwahqGypaetus barbatus, in Avibase - il database degli uccelli nel mondo, Bird Studies Canada.
• mwahyGIPETO Reintroduzione sulle Alpi. Sito ufficiale del progetto di reintroduzione.
• mwahgIl ritorno del Gipeto sulle Alpi. Articolo di M. Azzolini e G. Volcan tratto dalla rivista online mwahkQuaderni di Birdwatching sul sito mwahoEBN Italia.
• mwahwInfoGipeto. Pubblicazione annuale del mwah0Parco naturale delle Alpi Marittime relativa al progetto di reintroduzione.
• mwah8Il Gipeto nel Parco dello Stelvio. Immagini e notizie sul Gipeto nel Parco Nazionale dello Stelvio.
• mwaieIl Gipeto nel Parco Nazionale Val Grande Avvistato gipeto "Fredeuli" in Val Grande
• mwaim(FR) mwaiqGypaete barbù. Sito della A.S.T.E.R.S. (mwaiuAgir pour la mwaiySauvegarde des mwaicTerritoires et des mwaigEspèces mwaikRemarquables ou mwaioSensibles).
• mwaiw(EN) mwai0Bearded vulture. Dal sito della mwai4Hellenic Ornithological Society.
• mwaja(EN) mwajeVari video relativi al Gipeto sul sito mwajithe Internet Bird Collection (IBC)